mercoledì 29 ottobre 2008
La Legge 133/08 e il Decreto Legge 137/08 costituiscono un ulteriore attacco di un sistema economico e politico che ha prodotto nella società un impoverimento costante e un azzeramento dei fondamentali diritti della classe lavoratrice. Il sapere non è considerato produttivo e in quanto tale è superfluo. I tagli contenuti in questi provvedimenti servono a distruggere l’istruzione pubblica e avranno l’effetto di:
- Licenziare oltre 85.000 insegnanti e migliaia di lavoratori ATA (cacciando i precari e non sostituendo i pensionati) nelle scuole;
- Ritornare agli antichi sistemi di istruzione basati sulla disciplina, l’autoritarismo e l’assenza di sviluppo delle capacita cognitive degli studenti attraverso il maestro unico e il voto in condotta;
- Cancellare l’esperienza formativa del tempo pieno nelle elementari con un ulteriore aggravio di oneri per i genitori (in particolar modo per le donne);
- Trasformare gli Atenei in fondazioni di diritto privato, con il conseguente incontrollato aumento delle tasse d'iscrizione. La privatizzazione delle Università-fondazioni renderà meno libera e indipendente la ricerca, vincolandola agli interessi dei finanziatori privati. A tutto questo segue una riduzione indiscriminata degli organici (solo 1 nuovo assunto per ogni 5 pensionamenti) mentre migliaia di precari della ricerca e del settore tecnico-amministrativo vedranno definitivamente svanire la possibilità di una stabilizzazione della propria posizione lavorativa.
Ancora una volta la crisi economica viene fatta pagare ai settori più poveri della società, le lavoratrici e i lavoratori, gli immigrati, le donne.
Da anni assistiamo ad uno smantellamento delle conquiste di lavoratrici e lavoratori e ad una destrutturazione del mercato del lavoro. Tale trasformazione si è tradotta legislativamente in una serie di provvedimenti di cui i più rilevanti sono il pacchetto Treu nel ’97 e la legge 30 nel 2003. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato e orario pieno sono ormai diventatati sempre più rari, soprattutto per i nuovi assunti, sostituiti da numerose altre forme contrattuali (sono circa 50) senza o con ridotte garanzie e bassi salari. Al termine degli studi i giovani lavoratori subiscono da tempo le regole del nuovo mercato del lavoro, in situazioni contrattuali sempre più precarie e svolgendo spesso mansioni meno qualificate rispetto al titolo di studio conseguito. Proliferano i call center e i grandi centri commerciali, poli produttivi di uno stato capitalista che investe unicamente in settori che creano grandi profitti alle imprese attraverso lo sfruttamento della classe lavoratrice.
Così per abituare gli studenti ad un futuro di precarietà le varie riforme della scuola (dalla riforma Zecchino del 1999 alla riforma Moratti del 2003) hanno da tempo introdotto nelle università e nelle scuole superiori lo stage (tirocinio), lavoro non pagato al servizio delle imprese.
Per tutto questo crediamo sia necessario unire la lotta alla precarietà, la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori alle rivendicazioni degli studenti.
Una lotta per conquistare i nostri bisogni di conoscenza, dell’abitare, di salute, del contratto a tempo indeterminato come garanzia di reddito. Vogliamo liberarci dallo sfruttamento che si perpetua attraverso il controllo, la repressione, il clientelismo e la meritocrazia per questo lavoriamo alla ricomposizione di classe per costruire un movimento autorganizzato e anticapitalista.
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Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà e-mail: tappabuchi@claronet.it, precariatesia@yahoo.it
Trasmissione su Radio Onda Rossa 87.9 Mhz tutti i lunedì dalle 18,30 alle 19,30
L’Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà si riunisce tutti i lunedì dalle 21,30 in Via Appia Nuova, 357 tutte e tutti coloro che vogliano autorganizzarsi possono partecipare alle riunioni. | Roma, 28 ottobre 2008 |