domenica 11 aprile 2004
Il "chi siamo" è tratto dall'editoriale del numero zero di Claro
In seguito all'aggressione della NATO contro la Jugoslavia, seguendo percorsi anche differenti, ci siamo ritrovati un gruppo di lavoratori e lavoratrici appartenenti ai più disparati settori all'interno del movimento sorto contro la guerra.
Durante quei giorni fummo impegnati nella costruzione di comitati contro la guerra nei quartieri, nei posti di lavoro, nella città. Alcuni di noi hanno dato vita insieme ad alcuni centri sociali al Comitato Contro la Guerra di Roma Ovest, altri hanno artecipato al Coordinamento Romano Contro la Guerra, altri ancora hanno organizzato assemblee contro la guerra nei propri posti di lavoro. Abbiamo dato vita a manifestazioni di zona e partecipato a quelle nazionali (come quella di Aviano e le tante di Roma) ed abbiamo partecipato alla costruzione dello sciopero generale contro la guerra indetto il 13 maggio 99 da tutte le sigle del sindacalismo di base (Coordinamento Nazionale Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Slai-Cobas) e da singole RSU.
Il solo fatto di esserci incontrati/e su un tema specifico ci ha dato modo di riflettere collettivamente e di confrontare le condizioni vissute nei rispettivi posti di lavoro. Ne è scaturita una discussione, spesso non organica, che ha fatto emergere tutta una serie di problematiche comuni che quotidianamente ci ritroviamo ad affrontare, pur lavorando in settori diversi che vanno dall'informatica (il 70% dei metalmeccanici romani sono informatici) alla sanità, dai trasporti al pubblico impiego, alle cooperative etc. E su tutte una cosa emergeva con nettezza: il bisogno di dibattito, documentazione e informazione sulle tematiche relative ai rapidi mutamenti che stanno rivoluzionando il mondo del lavoro.
Da queste esigenze è sorto il Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori di Roma Ovest e questa pubblicazione - CLaRO - che si propone innanzitutto come uno strumento di conoscenza e, auspichiamo, di collegamento per lavoratori/trici all'interno dei posti di lavoro. In sostanza, ci siamo resi conto che la guerra (imperiale) della NATO alla Jugoslavia - contro cui ci siamo battuti e ci continueremo a battere, visto che questa guerra non è finita, che altre si stanno combattendo e che i piani dei Padroni della Terra ne prevedono altre ancora - non era altro che il frutto finale, certamente il più infame e velenoso, di un contesto geopolitico ed economico più generale: la cosiddetta globalizzazione. Un processo che, attraverso i suoi organismi ufficiali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, OSCE) ed ufficiosi (G7, NATO, WTO), intende imporre misure, provvedimenti ed azioni, dirette a colpire duramente le condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici del ricco occidente (figuriamoci poi di quelli dei paesi poveri).
Ci siamo accorti che, mentre la NATO bombardava gli operai della ZASTAVA, i Padroni della Terra attuavano altri bombardamenti, questi si “intelligenti”, dal nome lusinghiero: Flessibilità del Lavoro, Riforma della legislazione del Lavoro, Riforma dello Stato Sociale, Riforma della Scuola, Privatizzazioni. Ormai da tempo i soliti noti fantocci della carta stampata, televisiva e, più in generale, mass-mediatica battono la lingua sul tamburo, propagandando queste misure quali miracolosi toccasana per la soluzione degli annosi problemi della disoccupazione, del debito pubblico, dello sviluppo economico. Tradotte però in soldoni, queste bombe “intelligenti” perdono tutto il loro fascino magico e rivelano la loro vera essenza. |